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L'ACQUA,
ORO BLU DEL XXI SECOLO
"Se, nei prossimi dieci o quindici anni, non verrà concertata nessuna azione volta a garantire la fornitura dellacqua in un quadro mondiale efficace di regolamentazione politica, economica, giuridica e socioculturale, il suo dominio provocherà innumerevoli conflitti territoriali e condurrà a rovinose battaglie economiche, industriali e commerciali" Lo afferma Riccardo Petrella, consigliere alla Commissione Europea, professore allUniversità Cattolica di Lovanio E Presidente del Club di Lisbona, ed è ciò che già si sta verificando in diverse parti del mondo. Lacqua è destinata a rivestire unimportanza sempre più rilevante nei rapporti tra gli Stati, con il rischio di dare origine a violenti conflitti. In alcune regioni del mondo, la scarsità di acqua potrebbe
diventare quello che la crisi dei prezzi del petrolio è stata, negli anni settanta: una
fonte importante di instabilità economica e politica. L'Egitto è un esempio dei dilemmi e delle incertezze che devono affrontare i paesi con una rapida crescita demografica e fonti di approvvigionamento idrico molto limitate sul proprio territorio nazionale. 56 milioni di persone in Egitto dipendono quasi interamente dalle acque del Nilo, ma le origini del fiume non si trovano all'interno dei confini del paese. l'85% del Nilo è generato dalla piovosità in Etiopia e scorre come Nilo azzurro nel Sudan prima di entrare in Egitto. La parte restante dipende dal sistema del Nilo bianco, che ha le sue sorgenti in Tanzania, al lago Vittoria, e si congiunge al Nilo azzurro nei pressi di Khartoun. Il fiume più lungo del mondo rifornisce in tutto nove nazioni, e in Egitto arriva per ultimo. Sulla base di un accordo sottoscritto nel 1959 con il Sudan, l'Egitto ha diritto ogni anno a 55,5 miliardi di metri cubi d'acqua del Nilo, mentre al Sudan ne sono stati assegnati 18,5. Per soddisfare il suo fabbisogno l'Egitto integra l'acqua del Nilo con piccole quantità di acque freatiche, con l'acqua del drenaggio agricolo e con acque di scolo municipali trattate. Nel 1990, ha avuto una disponibilità di 63,5 miliardi di metri cubi di acqua. sfortunatamente, anche secondo le proiezioni più modeste la domanda idrica egiziana salirà a 69,4 miliardi di metri cubi per la fine del decennio. Anche se la superficie terrestre è coperta per il 71% di acqua, questa è costituita per il 97,5% da acqua salata. Lacqua dolce è per il 68,9% contenuta in ghiacciai e nevi perenni, per il 29,9% nel sottosuolo e solo lo 0,3% è localizzata in fiumi e laghi, e quindi potenzialmente disponibile. Tale quantità corrisponde allo 0,008% dellacqua totale del pianeta. Si tratta di un quantitativo irrisorio distribuito in modo ineguale sulla superficie terrestre. La maggior parte di essa, infatti, è concentrata in alcuni bacini in Siberia, nella regione dei grandi laghi in Nord America, nei laghi Tanganika, Vittoria e Malawi in Africa, mentre il 27% è costituita dai cinque più grandi sistemi fluviali: il Rio delle Amazzoni, il Gange con il Bramaputra, il Congo, lo Yangtze e lOrinoco.Nel mondo, un miliardo e 400 milioni di persone del pianeta non hanno accesso allacqua potabile. Il rischio è grande che nellanno 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso allacqua potabile aumenti a più di 3 miliardi. In media ogni abitante del pianeta consuma oggi il doppio di acqua rispetto allinizio del 1900, e globalmente, il consumo mondiale di acqua è circa decuplicato solo nellarco di un secolo. Negli ultimi cinquantanni la disponibilità dacqua è diminuita di tre quarti in Africa e di due terzi in Asia. La FAO prevede che nel 2000 saranno almeno 30 i paesi che dovranno far fronte a crisi idriche croniche. In Africa la disponibilità di acqua potabile, reti fognarie e servizi igienici è ancora molto lontana da uno standard accettabile, soprattutto nelle aree rurali, dove meno del 60% della popolazione dispone di acqua potabile e meno della metà di servizi igienici. In Papua Nuova Guinea il 70 % della popolazione non ha accesso all'acqua, in Zambia la percentuale è del 73% e in Burkina Faso sale al 78%. Un cittadino nordamericano utilizza 1.700 metri cubi di acqua allanno; la media in Africa è di 250 metri cubi allanno. La Commissione mondiale per lacqua indica in 40 litri al giorno a persona la quantità minima per soddisfare i bisogni essenziali. Con circa 40 litri noi italiani facciamo la doccia, per gli altri rappresenta lacqua di intere settimane. 800 milioni sono le persone che non hanno un rubinetto in casa e secondo le stime dellOMS, lOrganizzazione Mondiale per la Sanità, più di 200 milioni di bambini muoiono ogni anno a seguito del consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie che ne derivano. Complessivamente si stima che l80% delle malattie nei Paesi del Sud del mondo sia dovuto alla cattiva qualità dellacqua. Sono fondamentalmente 5 le malattie di origine idrica: 1) malattie trasmesse dall'acqua (tifo, colera, dissenteria, gastroenterite ed epatite); 2) infezioni della pelle e degli occhi dovuti all'acqua (tracomi, lebbra, congiuntivite e ulcere); 3) parassitosi legate all'acqua; 4) malattie dovute ad insetti vettori, ad esempio mosche e zanzare; 5) infine, malattie dovute a mancanza di igiene (taeniases). LItalia è prima in Europa per il consumo dacqua e terza nel mondo con 1.200 metri cubi di consumi lanno pro capite. Più di noi soltanto gli Stati Uniti e il Canada. Rispetto i parametri europei non possiamo invece che passare per spreconi: gli italiani consumano quasi 8 volte lacqua usata in Gran Bretagna, dieci volte quella usata dai danesi e tre volte quello che consumano in Irlanda o in Svezia. Allarme sullo spreco anche da parte del WWF che annuncia la disponibilità dacqua dolce in Italia sta scendendo dai 2.700 metri cubi pro capite ai 2.000 metri cubi. E chiaro, quindi, che la principale fonte di vita dellumanità si sta trasformando in una risorsa strategica vitale. Il valore crescente dell'acqua, le preoccupazioni concernenti la qualità e la quantità di approvvigionamenti, oltre che le possibilità di accesso, accordate o rifiutate, stanno avvicinando l'acqua al petrolio e a certe ricchezze minerali in quanto risorsa strategica. La sua rarità e il suo valore crescente porteranno sempre più a delle politiche dell'acqua e a conflitti internazionali che potranno attribuire ai diritti su quest'ultima un'importanza di primo piano. Sono diverse le soluzioni prese in esame e le tematiche di intervento per gestire al meglio la crescita del consumo dellacqua. Comunque è evidente che mancano delle regole mondiali di controllo sulla gestione dellacqua e la sua difesa come bene comune, patrimoniale e prevale lapproccio di considerare lacqua un bene da lasciare alla libera regolamentazione del mercato. Già nel 1994, alla Giornata Mondiale per lAlimentazione, il Papa Giovanni Paolo II sottolineava la necessità di " considerare l'importanza dell'acqua per la vita e la sussistenza degli individui e delle comunità. Giacché ognuno deve avere la possibilità di accesso a rifornimenti d'acqua incontaminata, la comunità internazionale è chiamata a cooperare per proteggere questa preziosa risorsa da forme di utilizzazione non adeguate e dal suo spreco irrazionale. Senza l'ispirazione che deriva dai principi morali profondamente radicati nei cuori e nella coscienze degli uomini, gli accordi e l'armonia che dovrebbe esistere a livello internazionale per la preservazione e l'uso di questa risorsa essenziale saranno difficili da mantenere e portare avanti". Tuttavia, per quanto riguarda la gestione dellacqua, cè da fare i conti con un crescente fenomeno di privatizzazione dellacqua. Nel Regno Unito è stata lespressione di una scelta politica del governo Thatcher. La privatizzazione alla francese (fondata sul sistema della "gestione delegata" dei servizi alle compagnie private) è di gran lunga la più usata. In Canada vi sono stati dei tagli drastici alle spese per le infrastrutture e le municipalità locali sono state costrette ad affidare gli investimenti in materia di acqua alle compagnie private. Forti spinte per la privatizzazione sono presenti in Germania federale, in Irlanda, in Italia, nei Paesi Bassi. Moltissime le città nel Sud del Mondo in cui da diversi anni tale privatizzazione si è verificata. "Qualunque sia la motivazione" afferma Riccardo Petrella "la privatizzazione dellacqua non è una soluzione efficace dal punto di vista politico, sociale, economico, ambientale, etico. Non è giustificabile considerare lacqua come una fonte di profitto. In quanto fonte di vita, lacqua è un bene patrimoniale che appartiene agli abitanti del pianeta (così come agli organismi viventi). La privatizzazione del petrolio è stata e resta un errore storico fondamentale, che non può essere ripetuto: bisogna impedire la petrolizzazione dellacqua" La privatizzazione fa gonfiare i prezzi dellacqua in maniera smisurata. Il capitale privato è consapevole del fatto che i servizi per lacqua sono diventati un settore di attività molto redditizio. Così, le grandi multinazionali dellacqua, (tra cui le francesi Suez-lyonnaise, Vivendi-Generale, Saur-Bouygues, o le più note Danone e Nestlé) spingono perché si sviluppi il mercato dellacqua. Grazie alla loro potenza finanziaria, alla loro tecnologia e alle loro enormi competenze accumulate negli anni, esse sperano di assicurarsi il controllo di questi mercati. Qualche esempio. La Danone ha acquisito la gestione di tre sorgenti: una in Indonesia, una in Cina e laltra negli Stati Uniti. La Nestlé ha iniziato a commercializzare in Pakistan la sua prima acqua "purificata", acqua di rubinetto trattata con laggiunta di minerali. Il 2° Forum Mondiale dellAcqua La guerra mondiale dellacqua è stata lanciata e sembra che questa sia stata e continui ad essere legittimata anche a livello internazionale. Infatti, proprio durante il secondo Forum Mondiale sullAcqua, svoltosi allAia dal 17 al 22 marzo 2000 e organizzato dalla Commissione Mondiale per lAcqua, è stata approvata una Dichiarazione Ministeriale perlomeno discutibile, che sancisce la vittoria della concezione dellacqua come bene di mercato e non come diritto naturale di tutti. Il Forum ha rigettato lidea dellaccesso allacqua come un diritto umano e sociale inalienabile; riconoscere tale diritto avrebbe comportato lintroduzione nella politica concreta dellacqua di regole ed obblighi per gli Stati e per le imprese private, che né gli uni né le altre accettano con entusiasmo. La Dichiarazione afferma, inoltre, che lacqua è una risorsa naturale sempre più cara perché in via di rarefazione crescente a causa dellinquinamento e degli sperperi; è dunque un "bene economico". Secondo la Dichiarazione, lacqua deve avere un valore di mercato e il suo prezzo deve essere calcolato e definito sulla base del costo totale di produzione, al fine di assicurare al capitale la remunerazione più adeguata del suo intervento. "La via è aperta alla petrolizzazione dellacqua" afferma ancora Riccardo Petrella "La riduzione dellacqua ad una merce, e come tale, alle regole delleconomia capitalista di mercato nellambito della libera concorrenza e del libero commercio non poteva essere espressa in maniera più chiara ed esplicita. La nuova saga dellacqua come Loro blu del 21° secolo ha trovato allAia una consacrazione politica e scientifica al più alto livello internazionale". Un Contratto Mondiale sullAcqua Le alternative esistono e sono possibili. E necessario attivarsi per un Contratto Mondiale sullacqua, fondato su alcuni principi necessari ed indispensabili per una politica solidale dellacqua a livello locale e mondiale. Lacqua appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. In quanto fonte di vita insostituibile per lecosistema, lacqua è un bene vitale che appartiene a tutti gli abitanti della Terra in comune. A nessuno, individualmente o come gruppo, è concesso il diritto di appropriarsene a titolo di proprietà privata. Lacqua è patrimonio dellumanità. La salute individuale e collettiva dipende da essa. Lagricoltura, lindustria e la vita domestica sono profondamente legate ad essa. Il suo carattere " insostituibile " significa che linsieme di una comunità umana ed ogni suo membro deve avere il diritto di accesso allacqua, e in particolare, allacqua potabile, nella quantità e qualità necessarie indispensabili alla vita e alle attività economiche. Il diritto allacqua è un diritto inalienabile individuale e collettivo Lacqua appartiene più alleconomia dei beni comuni e della distribuzione della ricchezza che alleconomia privata dellaccumulazione individuale ed altre forme di espropriazione della ricchezza. Mentre nel passato la condivisione dellacqua è stata spesso una delle maggiori cause delle ineguaglianze sociali, la civilizzazione di oggi riconosce laccesso allacqua come un diritto fondamentale, inalienabile, individuale e collettivo. Il diritto allacqua è una parte delletica di base di una buona società e di una buona economia. Lacqua deve contribuire al rafforzamento della solidarietà fra i popoli, le comunità, i paesi, i generi, le generazioni. Le risorse dacqua sono distribuite in modo ineguale. Questo non significa che deve esserci anche ineguaglianza nellaccesso allacqua fra le persone, le comunità e le regioni. Inoltre, lineguaglianza nella distribuzione dellacqua e della ricchezza finanziaria non significa che le persone ricche dacqua e ricche economicamente possano farne luso che vogliono, anche venderla (o comprarla) allesterno per derivarne il massimo profitto. Lacqua è "res publica". La gestione dellacqua, inoltre, è fondamentalmente un affare dei cittadini, una pratica di democrazia locale, nazionale, internazionale e mondiale. |
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fonte: www.volint.it |